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Valbondione (BG), Fiumenero, Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio abate
Concerto di 5 campane a corda in Mi3 (Giorgio Pruneri 1850)

Si3 -40/100
La3 -32/100
Sol#3 -58/100
Fa#3 -43/100
Mi3 -47/100

Concerto come primo e terzo segno per la S. Messa nella festa dei Santi Anna e Gioacchino

Fiumenero è una porzione meridionale del territorio comunale di Valbondione, attraversato per la sua interezza dal fiume Serio nel quale si getta il torrente Nero, che prende il nome dall’antico borgo. La fondazione risale all'epoca romana, quando parte della popolazione locale iniziò a risalire la Val Seriana dopo la scoperta delle miniere di ferro in zona. Nei secoli successivi la caduta dell'Impero Romano l’agglomerato urbano iniziò a svilupparsi grazie all’arrivo di alcune famiglie di fondovalle, qui giunte per trovare scampo durante le scorrerie dei barbari. Il primo documento storico che riguarda Fiumenero è datato 957, anno in cui l'imperatore Ottone II di Sassonia assegnò tutta la valle in feudo al vescovo di Bergamo. Per tutto il Medioevo Fiumenero e gli altri borghi della Valle Bondione dipesero direttamente dalla chiesa prepositurale di Vilminore, nonostante questa si trovasse nella Valle di Scalve. Nel corso del XVI secolo il borgo conobbe un discreto sviluppo, al punto che la chiesa di Sant'Antonio abate venne eretta a parrocchia. Nel primo Seicento la comunità cominciò a spingere affinché le venisse riconosciuta maggiore autonomia, sia in campo religioso che politico. La parrocchia ottenne ben presto il passaggio dalla vicaria foranea di Scalve a quella di Ardesio, preludio al riconoscimento dell’autonomia comunale nel 1740. L’avvento della Repubblica Cisalpina nel 1797 coincise con l’accorpamento di Fiumenero a Bondione e Lizzola, salvo un ritorno all’autonomia provvisoria con la Restaurazione del 1816. L’autonomia di Fiumenero cessò nel 1927, anno in cui il comune fu definitivamente accorpato a Bondione. La chiesa attuale è la terza in ordine di tempo, come risulta evidente dalla presenza di documenti che la citano a partire dal 1520. Il primitivo oratorio medievale fu con tutta probabilità ricostruito a inizio Cinquecento, quando dalla città venne inviato il primo parroco. La scritta sulla lapide al di sopra dell’ingresso principale testimonia la terza ricostruzione di questa chiesa, iniziata l’8 maggio 1747. Il nuovo tempio fu solennemente consacrato il 4 luglio 1759 dal vescovo francescano Serafino Torriani, su mandato di quello di Bergamo. La chiesa domina tutto l’abitato grazie al suo profilo distinto, caratterizzato da una facciata più bassa rispetto al prosieguo dell’edificio. L’ampio sagrato in porfido si trova al di sotto del livello della strada provinciale, che passa accanto alla parete occidentale. A ridosso dell’abside si erge la torre campanaria dalla base quadrata in pietra locale, che dal 1850 ospita un magnifico concerto di cinque campane, fuse da Giorgio Pruneri in Valtellina e consacrate dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi il 9 agosto dello stesso anno. I bronzi sono scampati alla requisizione bellica della Seconda guerra mondiale, fermatasi al limitare della valle, e hanno conservato l’originale sistema di suono manuale con corde e tastiera. La settecentesca facciata anticipa un interno molto elegante, tipico delle chiese barocche di quell’epoca, illuminato dal grande finestrone rettangolare posto al di sopra del portone centrale. La prima campata si allarga in corrispondenza del secondo vano, dove si trovano le due cappelle laterali con i rispettivi altari. I preziosi capitelli corinzi stuccati e dorati sorreggono il cornicione, che corre lungo l’intero perimetro dell’edificio. Il presbiterio riprende in maniera speculare la prima campata per quanto riguarda la larghezza, salvo svilupparsi in profondità nell’abside semicircolare. Le pareti di raccordo tra navata e presbiterio celano due lunghi corridoi, che danno rispettivamente accesso al campanile e alla sagrestia. L’altare maggiore è anticipato da una balaustra in marmo rosso di Ardesio e contornato da tre tele settecentesche, raffiguranti il Redentore che appare a sant'Antonio, i santi Rocco e Sebastiano protettori contro le pestilenze e la Vergine insieme ai santi genitori Anna e Gioacchino. Gli altari laterali custodiscono tele di buon rilievo artistico, realizzate a cavallo tra XVI e XVII secolo esattamente come la Deposizione di gusto manierista posta al di sopra dell’ingresso. L’ancona dell’altare della Madonna del Rosario è un pregevole lavoro della bottega fantoniana, realizzato tra il 1771 e il 1775 insieme alle statue e agli altri elementi lignei della chiesa. L’organo in cornu epistolae è anch’esso settecentesco, fabbricato dalla sapiente mano dei Bossi e restaurato nel 1865 dagli organari Manzoni.

Un ringraziamento al parroco don Michele, Pietro e al sacrestano Walter.

0:00 Intro con melodia
2:21 Concerti

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Es läuten die 5 Glocken der Pfarrkirche zum Hl. Georg aus St. Georgen bei Bruneck in Südtirol.

Stimmung:

e' fis' gis' h' cis''

Gießer: Luigi Colbacchini, Trient (1924)

Des Weiteren ist noch eine Sterbeglocke im Schlagton a'' vorhanden.
Sie wurde im Jahre 1732 von Josef Grassmayr in Brixen gegossen und hängt oberhalb des Glockenstuhls in der westlichen Giebelfront. Ein kurzes Anläuten erfolgt ab 18:15.

St. Georgen (auch St. Georgen an der Ahr) ist eine Fraktion der Stadt Bruneck und liegt auf einer Seehöhe von 832 m s.l.m. am Eingang vom Pustertal ins Tauferer Ahrntal.

Bereits in karolingischer Zeit, im 9. Jahrhundert, hatte St. Georgen vermutlich eine Kirche zum heiligen Georg, die auch Pfarrkirche gewesen sein könnte. 1014 setzten Kaiser Heinrich II. und seine Gemahlin Kunigunde beim damaligen Brixner Bischof die Übertragung Einrichtung einer Pfarre auf ihrem Besitz in Gais durch, sodass St. Georgen seelsorglich nunmehr fast ganz der Pfarre Gais unterstand (bis es 1932 wieder zur selbständigen Pfarrei erhoben wurde).

Nach der Verlegung der vermutlichen Urpfarre war die St.-Georgs-Kirche verwaist und blieb eine Filialkirche der Pfarre Gais, bis sie 1442 Lokalkaplanei wurde. 1475 wurde mit dem Umbau und der Vergrößerung der Kirche im spätgotischen Stil begonnen, auch der mächtige Turm bekam damals seine heutige Form. 1482 wurde der Umbau beendet, am 21. Januar 1483 wurde die umgebaute Kirche durch den Brixner Weihbischof Konrad Reichard eingeweiht: Die Filialkirche und der Hochaltar sind dem Heiligen Georg, dem Apostel Andreas, dem Heiligen Florian, dem Heiligen Michael und den Heiligen Drei Königen geweiht.

Gegen Ende des 16. Jahrhunderts war die Kaplanei von St. Georgen wegen Unzulänglichkeit der Stiftung, Mangel an geeigneten Priestern und wegen der Bauernkriege verfallen, nur zeitweise war sie mit einem Priester besetzt. Auch die Wiedertäuferbewegung setzte der Kirche zu: der erste Anführer der Wiedertäufer war Jakob Huter aus St. Lorenzen, ihr Hauptzentrum das Gericht Michelsburg, doch wurden bei Kontrollen 1533 und 1534 auch in St. Georgen, Gais und Neuhaus zahlreiche Wiedertäufer ausfindig gemacht. Viele von ihnen wurden hingerichtet oder zum Auswandern gezwungen.

Ab 1671 gab es zeitweise einen eigenen Kaplan in St. Georgen, 1733 bestätigte das bischöfliche Ordinariat von Brixen endgültig die Errichtung einer weitgehend selbständigen Außenstelle. Im 18. Jahrundert wurde das Innere der Kirche barockisiert, im 19. Jahrhundert teilweise regotisiert. Eine gründliche Restaurierung erfolgte von 1976 bis 1983, wobei man auf romanische und vorromanische Grundmauern der alten Kirche stieß.

Quelle: (https://www.archiv-bruneck.it/de/erinnerung/strassennamen/st-georgen/kirchplatz)

Herzlichen Dank dem freundlichen Pfarrmesner von St. Georgen bei Bruneck sowie meinem Begleiter!

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